Rodolfo De Angelis

Rodolfo De Angelis(Napoli, 27 febbraio 1893 – Milano, 3 aprile 1965)

Nome d’arte di Rodolfo Tonino.

“Di media statura, magro per verde età, con gli occhi che guardavano dall’alto in un viso femmineo è pallido: eccomi qua! O, meglio, eccomi là! In uno dei tanti camerini, dal caratteristico odore di rinchiuso, di uno dei tanti palcoscenici dove la mia volutamente solitaria e altezzosa giovinezza trascorse i suoi anni più belli. Una valigia, un bauletto, un gran, una camicia inamidata, un goletto duro a pizzo, una cravatta bianca a farfalla, un paio di guanti di pelle candida con rifiniture in nero sul dorso , una scatola di cipria, un vasetto di vasellina, uno scatolino di rossetto, una matita di blu, otto, dieci canzoni altrui, due o tre mie parole (non mi ero ancora scoperto compositore, anzi dall’infanzia deliberatamente non aveva mai più messo un dito sul pianoforte) e il gioco è fatto! Tutto lì. La mia officina, la mia industria, la mia banca, il mio patrimonio, il mio commercio, tutto era racchiuso in un bauletto tipo cabina e in una valigia, credo, di fibra. La casa: quella degli altri. Il desco: quello a disposizione di tutti a tanto la portata. Senza legami, senza noiose amicizie, senza obblighi di cortigianeria, di corrispondenze inutili, di coltivazioni estenuanti e servili della potenza altrui, di curvare schiene, di ipocriti, stereotipati sorrisi, da regolare a chi può esserti utile domani solo a patto che tu riconosca la sua superiorità e ti classifichi tra i suoi servi, senza il benché minimo obbligo di cortesia a chicchessia, di saluto, nulla, nulla assolutamente che potesse darmi tedio o fastidio”.