Dina Galli

Dina Galli(Milano, 16 dicembre 1877 – Roma, 4 marzo 1951)

– Ma ci tieni proprio tanto ad essere stata guitta?
– Come no. La credi un’offesa, tu? No, caro. È una base, è una tradizione, è un atto di nascita. Ricordati che i nomi più gloriosi del nostro teatro vengono tutti da Guittalemme. Poi – si capisce – l’avvenire fa selezione: chi resta guitto per tutta la vita, chi si evolve e sale ai ranghi della celebrità. Ma le origini son quelle che hai nel sangue. Io, straccio fra stracci, fin da bambina, questa miseria zingaresca l’ho respirata tutta. E ne ho ancora la fierezza del ricordo…

 

Dalla biografia di Giuseppe Adami Dina Galli racconta…, uscita nel 1936 per Fratelli Treves Editori

Nome d’arte di Clotilde Annamaria Galli, è stata a tutti gli effetti la più grande attrice brillante dell’Italia settentrionale della prima metà del secolo scorso.

Figlia di Ermellina Nesti, attrice, e Giuseppe Galli. Nipote per parte di padre di un cantante lirico, un basso comico di nome Luigi Galli. Il nonno materno pare che fosse uno scrittore fiorentino. Separatasi dal marito, la Nesti entra nella modesta compagnia di un certo Caravatti, un ex ragioniere comunale milanese, che lascia il lavoro per fondare una compagnia drammatica. La piccola Dina prende parte sin dai primi anni di vita ai lavori messi in scena dalla compagnia del Caravatti (“Chissà quante volte quel povero capocomico ragioniere avrà in cuor suo rimpianto il caldo suo ufficio ben difeso e il bel 27 del mese con stipendio assicurato!”, da Dina Galli racconta… di Adami).

Nel 1890 a causa di un lutto (era morta la Giovanelli) e della defezione di alcuni attori, Edoardo Ferravilla cercò nuovi e giovani talenti per la sua compagnia, la Ferravilla-Ivon-Giraud. Tra questi scritturò Ermellina, con una paga di 5 lire al giorno. Dina passa qualche anno in quinta a seguire la madre e gli altri attori della compagnia impegnati nei loro successi. La sua occasione arriva con una serata d’onore organizzata per Giraud, per la quale viene allestita una commedia-rivista-zibaldone intitolata Alla follia!, per la quale lo stesso Giraud le chiede di preparare una canzonetta. Il debutto, di cui prende finalmente atto anche Ferravilla, le vale una scrittura come “dituttounpo’” (termine usato dal Ferravilla al posto del più prosaico “tappabuchi”) per 2,5 lire al giorno. Il successo le attira l’attenzione anche dei concorrenti della compagnia.

Nel 1899 le arriva infatti una proposta di scrittura dalla compagnia Talli-Gramatica-Calabresi (Virgilio Talli, Irma Gramatica, Oreste Calabresi), che si andava formando. La notizia viene addirittura annunciata in un articolo de L’Arte Drammatica. Pare che Ferravilla, preallertato dal Talli, acconsenta al trasferimento di Dina nella nuova compagnia. Dina rimane con la Talli-Gramatica-Calabresi per tre anni, con una scrittura come “prima attrice giovine”. Dopo un inizio deludente (un esordio della Dionisia di Dumas di cui non è affatto soddisfatta, e un ruolo in Zazà, che, malgrado apprezzato dalla critica, non sente affatto alla sua altezza) nel maggio del 1900 debutta all’Arena del Sole di Bologna nel ruolo di Môme Crevette, uno dei personaggi principali della commedia La Dame chez Maxim di Feydeau (il ruolo era stato sottoposto anche alla Gramatica, che l’aveva rifiutato) ottenendo il suo primo grande successo e il titolo di “prima attrice comica” della compagnia. Riesce però a farsi apprezzare anche in parti drammatiche. Quando la compagnia rientra a Milano, in cartellone al Manzoni, il successo di Dina travolge anche la sua città natale.

Nel 1903 lascia la Talli-Gramatica-Calabresi, sostituita nel ruolo di prima attrice giovine da Lyda Borelli, con l’opportunità di iniziare a lavorare con il grande attore Claudio Leigheb. Ma proprio in quelle settimane la madre si ammala e di lì a poco muore. Nel dolore per la perdita però Dina trova un motivo per tornare a sorridere nella maternità: scopre infatti di essere in stato interessante. Darà alla luce una bambina, la figlia Rosanna.

Su iniziativa dell’impresario Adolfo Re Riccardi viene fondata la compagnia Galli-Sichel-Guasti-Ciarli-Bracci.

“Egli (il Re Riccardi) aveva opportunamente pensato ad una compagnia di assi della comicità che uniti insieme avrebbero data una formazione di gran classe. Già la mia Dame de chez Maxim nei miei riguardi lo garantiva. C’era da fidarsi, e come, di Sichel, il quale aveva l’occhio clinico della speculazione teatrale e sosteneva che soltanto un teatro allegro, anche spinto, aveva ragione di esistere, perché diverte e ciò che diverte non annoia, e ciò che non annoia fa quattrini. Odiatore accanito dell’Arte con la maiuscola adorava il maiuscolo C della cassetta. C’era Bracci, grosso grasso e giocondo, e Ciarli smilzo giovine invecchiato, con quei suoi occhi immobili e tondi e stupefatti del mamo. Poi c’era un giovane, un certo Arrigo Guasti, toscanissimo, dio bonino, che già aveva fatto parlare di sè come elegante brillante a fianco di Virginia Reiter. Bello mettere insieme quei nomi”.
Dina Galli racconta…, op. cit.

La compagnia, fortemente influenzata dalle decisioni del Sichel, per qualche tempo si specializza nel genere molto popolare in quel periodo della pochade d’importazione francese. Con questo termine si intende una commedia brillante dal carattere licenzioso, apparsa e divenuta subito di grande successo a Parigi sulla fine del XIX secolo e che ha annoverato tra gli autori firme di calibro come Georges Feydeau e Tristan Bernard. Alcuni titoli messi in scena dalla compagnia di Dina: L’Albergo del libero scambio, Pillole d’Ercole, La prima notte, Niente di dazio.

Ma il genere comincia a stare stretto a Dina, che, legatasi al collega Amerigo Guasti, matura l’idea di mettere in piedi una nuova compagnia: la Galli-Guasti, che viene in breve formata, per quanto il tentativo di allontanarsi dalla pochade duri poco e si scontri con la realtà al botteghino. Dina e Amerigo sono costretti al dietro front e a riprendere in repertorio i titoli di Re Riccardi. La compagnia paga anche la ritrosia degli autori italiani a investire su una compagnia non blasonata. Ma i tempi stanno cambiando.

Nel 1913 la Galli-Guarsti mette in scena la commedia La foglia di fico di Arnaldo Fraccaroli. Il successo è enorme e motiva altri autori italiani a proporre titoli.

Nel 1935 incide con Rodolfo De Angelis due scenette cantate (Amore e profumi e La felicità coniugale). In questi anni lavora spesso anche alla radio e nel cinema.

In allestimento…

In attesa della conclusione del profilo, vi segnaliamo la voce di Wikipedia a lei dedicata.

 


Nel 1935 Dina registrò due gustose scenette umoristiche cantate con Rodolfo De Angelis.

Ve ne proponiamo una, Amori e Profumi.

BIBLIOGRAFIA:

RIDENTI Lucio, La vita gaia di Dina Galli, Milano , Edizioni Corbaccio, 1928

Biografia della Galli scritta da uno degli attori della Galli-Guasti. Una pagina di questa, relativa al momento in cui l’Italia entra in guerra e Dina e Amerigo prendono lezioni dai burattinai Fratelli Lupi di Bologna per allestire spettacoli negli ospedali per i feriti, viene citata anche in quella di Adami del 1936.

ADAMI Giuseppe, Dina Galli racconta…, Milano, Fratelli Treves Editori, 1936

L’autore fu drammaturgo, librettista, giornalista, scrittore, biografo e critico musicale italiano. Fu anche collaboratore di Puccini, per il quale scrisse di libretti (La RondineIl TabarroTurandot). È l’autore di alcune commedie, tra cui Felicita Colombo, uno dei più grandi successi di Dina Galli, di cui divenne caro amico. La biografia è in forma di dialogo scherzoso tra i due, ambientato nel Pollaio, il buen retiro di Dina a Viareggio.

DE ANGELIS Augusto, La vita comica ed eroica di Dina Galli, Milano, Edizioni Ariete, 1938