Un interessante estratto da Guida alla rivista, di Dino Falconi a Angelo Frattini (vedi Bibliografia):

“Diceva in quel tempo il poeta e umorista francese André Dahl (quello di Le soleil ne se leva pas) che un programma di music-hall era una crociera su un piroscafo che facesse scalo soltanto nei porti del Sogno. Forse esagerava. Ma certo quello del caffè concerto era lo spettacolo riposante per eccellenza: non si chiedeva al pubblico di capire, gli si domandava semplicemente di stare a vedere e a sentire. La semplicità del suo divertimento corrispondeva alla serenità d’una vita senza pericoli e senza orgasmi.
Era logico che la guerra dovesse infierire un colpo mortale al caffè concerto. Verso il 1920 il varietà non viveva più che a stento. Era diventato uno spettacolo troppo facile per un pubblico che ormai non si divertiva più come una volta nemmeno all’operetta. Bisognava complicarlo per infondergli nuova vita. Bisognva renderlo un po’ più difficile, senza peraltro togliergli la sua gaiezza. Sapete come succede a certi floricultori, che, divenuti troppo esperti, non si contentano più di coltivare belle rose profumate ma fanno l’impossibile per produrre qualcosa di raro, di eccezionale, di complicato: e allora innestano i tulipani sulle tuberose, i narcisi sui giacinti, i garofani sulle gardenie.
Qualcuno – chi sarà mai stato? – pensò di innestare il varietà sullo stelo dell’operetta. Sperava di ottenere così chissà quale rara e seducente corolla. E vide risbocciare la rivista”.