Diamo inizio a questo nuovo progetto con un filo di apprensione: quella che non può non cogliere chi si accinge ad affrontare un’impresa titanica, della quale a malapena si intuiscono tutte le implicazioni, le difficoltà, l’ingente necessità di tempo ed entusiasmo, al fine di dare il giusto peso e il giusto valore ad una ricerca che muoverà per territori oggi poco esplorati, talora sconosciuti, se non addirittura perduti.
Malgrado ciò non possiamo che provare l’emozione dell’esploratore che per questi territori si accinge a partire, con la speranza, alla fine del viaggio, di riportare indietro un carico di conoscenza, di informazioni, di prove tangibili, che abbiano il potere di contrastare l’ignoranza, il dubbio, l’equivoco, l’oblio.
Questi mondi sconosciuti ed avventurosi sono quelli del teatro leggero e popolare italiano.
Quel teatro che ha convissuto da parente povero con quell’altro, quello colto, quello della grande prosa e della grande musica, che solo – o quasi – attirava l’attenzione di storici, critici, saggisti del secolo scorso.
Ma se Ermete Zacconi o Eleonora Duse venivano celebrati come giganti del palcoscenico nella pubblicistica ufficiale – e non abbiamo ragione di credere che non lo fossero, anzi! -, su altre assi, sotto altri riflettori riceveva applausi fragorosi, spesso intrisi di delirio e fanatismo, una pletora di attrici, soubrette, eccentriche, capicomici, imitatori, brillanti e la più ampia gamma di professionisti di tutte le forme di intrattenimento che la mente possa immaginare.
Di queste donne e di questi uomini vorremmo riportare in vita il ricordo, il talento, l’esperienza umana, non dimenticando coloro che in quinta, in buca e allo scrittoio produssero i materiali della loro arte “povera”.
Con l’affetto, la riconoscenza e l’impegno dovuto a chi, a un’Italia passata attraverso conflitti mondiali, crisi economiche, regimi e contrapposizioni ideologiche, ha saputo regalare il sapore di un sorriso o la leggerezza di una battuta.