Un ritratto di Emma Ivon del pittore Tranquillo Cremona

Edoardo Ferravilla racconta l’incontro con Emma Ivon e di come la signora, nel giro di poco, divenne la prima attrice della compagnia:

“Fra le più assidue spettatrici apparve una sera, in un palchetto di fronte alla scena, la signora Pessina, poi in arte Emma Ivon. Bellissima, gli sguardi della sala convergevano facilmente durante gl’intermezzi verso di lei. Si seppe subito chi fosse. Nata a Firenze, aveva sposato il cavaliere Antonio Pessina dal quale ora viveva divisa. La signora Ivon tornò ripetutamente al Milanese, dove seguiva attentissima gli spettacoli e dava frequenti segni di entusiasmo. Aveva pregato il Righetti che tenesse un palco a sua disposizione. Volle che io le fossi presentato. Questa presentazione avvenne in un pomeriggio durante le prove. È perfettamente inutile ch’io ripeta qui i complimenti ai quali fui fatto segno dalla bella visitatrice e i ringraziamenti ch’ella ebbe. Mentre parlava io la guardavo negli occhi che, per vero dire, non erano brutti.
Mi invitò a pranzo, per il giorno seguente, all’Albergo San Marco. Si fece un po’ di musica: uscimmo insieme per recarci al Teatro Milanese, la signora Ivon per prendere posto nel solito palco, io per recitare. Il giorno dopo altro invito. Io accettai, fra il timido e lo stupito, e dissi fra me e me “Qui cade la manna dal cielo”, Per ringraziare, seguendo la formula di rito, mandai, dopo tre giorni, un mazzo di fior.
Finalmente seppi la ragione del suo entusiasmo: la signora Ivon desiderava recitare… La notizia portò la rivoluzione specialmente nel cervello, già così malridotto, del povero Righetti, che molto si preoccupò della commedia con la quale avrebbe presentato la Ivon al pubblico. Dopo aver studiato a lungo, scovò la traduzione di un vecchio lavoro che intitolò: On ripiegh d’on nevôd (Ripiego di un nipote): lavoro prolisso e per nulla adatto ad una presentazione. Quanto più conveniente sarebbe stato un breve atto, rapido e agile, in cui trovassero rilievo le doti naturali della nuova artista!
La commedia piacque. Gli attori si presentarono a ringraziare con la Ivon. La sala aveva voluto chiaramente esprimere all’artista la sua ammirazione per la mirabile franchezza con cui si era presentata ed era rimasta in scena durante lo spettacolo. Inoltre aveva sfoggiato splendide toilettes. Tutti gli altri attori, io compreso, eravamo sacrificati nella commedia. Guardavamo in platea pensando “Che mai sarà di noi?”.
I giornali fecero il coro, la mattina dopo, agli entusiasmi della sala e la Ivon divento così, tutto ad un tratto, la prima attrice della compagnia. Ella aveva un tale fascino naturale , conferitole, oltreché dalla sua bellezza, dai suoi modi schietti ed aperti, che l’ammirazione crebbe fino alla follia. Un’interminabile coorte di ammiratori, illustri e meno illustri, sarebbe rimasta lunghe ore in ginocchio sol che la Ivon l’avesse voluto”.